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Poesia scritta prima della famosa vittoria di Barack Obama nel 2008

Quanti barconi accostavano sulle coste del Mississippi
gli sguardi smarriti nei meandri della disperazione
le stelle in lutto,il cielo melanconico, il sudore d’oro
che arricchì terre senza passato e senza presente?
La piroga che abbandonava l’Atlantico,
che palpitava le valvole dei tuoi nonni i nostri nonni
la piroga dei rancori partorì la lava del vulcano,
il sangue fuoco fulminante delle notti buie,
notti solo di malore e di dolore:
quel sangue è del leone e dell’orso
che all’alba aprirà l’occhio del sole e della luna.
Il tuo sogno approda sulle spiagge di tutti i cuori innocenti
nelle onde canticchiando offrono la brezza di primavera
la speranza scolpisce le tue labbra e sforna l’amore
e dal tuo sorriso di marmo sorriderà un intero popolo.
Dal tuo spirito pittore e dalla tua anima novatrice
stampi con orgoglio nell’asfalto il timbro unificatore
– la tua voce di flauto non illumini la spada dei nemici della pace
ma addolcisca di gioia le lacrime purulenti.
Già da oggi la storia ha riempito i fogli della memoria,
le parole spalmate nei nostri sguardi,
gli applausi intrecciano la libertà
di un popolo imprigionato nella notte dei tempi.
Oggi i fiori sbocciano i dolci frutti
i frutti dalle radici secolari
i secoli che riempiono i pozzi di bei ricordi:
Gorée rinasce, il cielo di Bahia sorride
Mississippi canterella, Harlem intona il suo Jazz –
Oggi, il vento rinfresca gli sguardi sperduti,
le stagioni applaudono e la piuma riscrive il lungo cammino dei negri.
Sono partite le stelle accolte nel cielo della misericordia:
Martin Luther king dalla lingua di spada che non violentava la parola
Malchom X che cantò la libertà, Marcus Garvey la storia leggendaria
oggi sei tu il barometro della storia
invulnerabile Masai, dalla tua voce tronca il tifone
la tempesta non passeggia nel tuo cammino
sei un bianco,un nero,un mediterraneo, un arabo
profumato d’oriente e bagnato nel Nilo
porti ovunque la bellezza della razza umana.
Obama,
Baraka su di te
sei la luce del mezzogiorno che alza la bandiera della libertà,
sei il sangue fertilizzante delle terre aride
l’acqua pura nutriente che annaffierà le piantagioni sterili,
sei la bussola che offrirà la parità, il fulmine salvatore
dopo le risse torrenziali,
il tuo cammino reale più elegante dello struzzo
sfoderato negli sguardi di Chaka lo zulù e di Sundjiata il mandingo
Obama,
hai già vinto e non ti resta che vestirti dell’arcobaleno
e nel tuo dorso di tenerezza,imbustare tutte le speranze perdute.
Ricordati le mani colpite nelle piantagioni di cafè e di cacao
ricordati secoli di pianti e di lamenti,
bocche imbavagliate,lingue strappate, pelli ferite
ricordati sangue degni immolati nelle strade per rivendicare la libertà
ma perdona e offri a tutti la tua grazia
sii clemente quanto la madre di Calcutta
sei la trombetta, il tam-tam
suoni la musica che addolcisce i cuori deserti
strappi l’ago per cucire le barriere fino ieri di vergogna
accendi il carbone negro per illuminare la statua della Libertà.
Se potessi,
ti darei il cavallo di Aimé Cesaire
e della sua lingua sfameresti le bocche senza lingue,
se potessi,
ti darei le sillabe di Senghor per nutrire i giardini di Washington,
se potessi,
ti offrirei un bagno rituale per purificarti a Tumbuctu.
Nel tuo cuore tutti i neri leggono la speranza,
nel tuo sguardo l’avvenire del mondo e dal tuo cammino epico
la vittoria attesa dell’umanità.
Obama,
con il mio tamburo intessuto di pelle di capra
dal mio legno scolpito nelle radici del tamarindo
la bacchetta ancestrale intona il ritmo reale per incoronarti:
il figlio leggendario partorito nell’antro della tigre
battezzato nel raduno dei leoni,
il tuo nome scelto nelle notti evocatrici
il tuo passo svelto, canterò il tuo cuore olimpico.
Obama,
Che la luna appenda il tuo nome nel firmamento del trionfo
e che il sole ti protegga dalle spine velenose.
Ho già seminato le mimose,
e quando la freschezza riempirà la mia casa a novembre
la fraternità vincerà sull’odio e la disuguaglianza.
Baraka: in lingua araba significa benedizione

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